30 Marzo 2021

Passeggi in una collina. Che, dopo il bianco della neve, inizia a trasformarsi in verde. Di quel verde brillante dei primi germogli. Passeggi e vedi delle file, in pendenza. Tralci che, pur nei loro intrecci, seguono delle linee ben precise. Dritte fino a toccarsi giù in fondo sulla linea dell’orizzonte. Spuntano le prime foglie. Tra qualche settimana copriranno i rami delle viti. È la primavera che cresce, è l’inizio dei frutti.

E Davide Di Chiara, il nostro enologo, lo sa bene. Lo vedi camminare lentamente lungo queste colline. Senza fretta. Perché per avere dei grappoli succosi e intensi, bisogna saper aspettare. Soprattutto, bisogna mettersi all’ascolto del terreno. Ma anche degli elementi. Del vento che rafforza, della pioggerella che rinvigorisce e del Sole. E su questa collina di Sole ce n’è davvero tanto.

Talmente tanto che anche ad aprile puoi rimanere tutta la giornata all’aria aperta. Ad ammirare il paesaggio. Tanto da qualsiasi parte giri lo sguardo, c’è sempre qualcosa da vedere. Puoi girare verso i Monti Sibillini, che passano in verticale dal marrone, al verde, al bianco della cima. Oppure, guardare davanti verso il mare, fino a vedere il Monte Conero. O, ancora, vedere i borghi di Montegiorgio e Magliano di Tenna che, con le loro tipiche case in mattoni, coprono le colline vicine.

Sembra una tela, la collina. Una tela contemporanea. Dove continuare a trovare le tradizioni dei nostri nonni. Come una volta. Come succede ogni anno. Quando i nostri albicocchi e susini sono in fiore. Fiori bianchi e rosa. Puntini che si stagliano come per gli impressionisti. E qui all’Officina si passa davvero in un lembo di terra dal quadro di Monet “Impressione, il levar del sole” alla “Colazione sull’Erba” di Manet.

E chissà cosa penserebbero i modelli di Manet nel vedere oggi il nostro picnic sur l’herbe. Con il cesto in vimini. Proprio come si faceva ai tempi. In mezzo ai filari e agli alberi in fiore.

Eccolo il nostro omaggio a questa Pasquetta così particolare.

Ci stendiamo all’aria aperta. Schiena a contatto con la terra. Sensazione di fresco e avvolgente. Guardiamo quei fiori rosa e bianchi. Che tra poco lasceranno spazio alle foglie e poi ai frutti. Versiamo un calice di bianco, connubio tra Passerina e Sauvignon, quello che Davide Di Chiara ha curato con pazienza in cantina in questi mesi. E l’annata è stata buona, dice.

Così, utilizziamo quel bicchiere di Leiè come una lente per guardare il Sole in trasparenza. Ma morbidamente. E sembra quasi che le sfumature di giallo siano lì ad attenderci ovunque. Anche nella fetta della pizza di formaggio che Chef Minnoni ha preparato per noi. È una delle tradizioni più tradizionali per la Pasquetta. Esiste solo da noi nelle Marche. Pochissimi ingredienti per un sapore unico. Parmigiano, pecorino, lievito, farina, un pizzico di noce moscata e tanto, tanto pepe. Chi non l’ha mai vista potrebbe identificarla come un moderno panettone salato, per noi marchigiani è soprattutto la scampagnata di primavera e le risate con gli amici. È l’esaltazione della forza dei salumi e l’ (im)pazienza nell’attesa che l’impasto gonfi. È idea di casa, di famiglia, di festa. Di spensieratezza.

Ecco perché, proprio in questo periodo, ve ne abbiamo parlato.

Buona Pasqua a tutti Voi. Dalle colline che fioriscono e che, speriamo, possiate venire presto a vedere dal vivo. Perché solo allora vorrà dire che la Primavera, quella che aspettiamo tutti, sarà davvero arrivata. Finalmente.

 

 

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