30 Aprile 2021

Il blu accompagna i pensieri, accarezza i sogni, porta lontano l’anima. È così che ci si sente, seduti sulle sponde più selvagge di un lago immerso nella natura, come può essere l’incantevole Lago di Fiastra.

Qui una mano magica ha saputo innestare un bacino artificiale nel mezzo dei monti che svettano fino al rosso delle ultime cime. E lo ha fatto con una grazia da lasciare sorpresi: l’acqua cristallina e dolcissima lava via i brutti pensieri mentre la si attraversa, una bracciata dopo l’altra fino a giungere alla sponda opposta. Infatti il Lago di Fiastra è balneabile in ogni suo angolo e mentre vi riempite gli occhi di cielo lo sfondo dei Sibillini accentua e carica ulteriormente i colori dell’orizzonte.

Energia preziosa e incomparabile bellezza: tutto giunge dal medesimo luogo. Eppure se qualcuno vi chiedesse di dire di che colore è questo luogo, si farebbe fatica. A volte è blu come una notte serena, a volte è verde, un vero smeraldo incastonato nei monti. Quando il tempo è brutto s’incupisce e vira al grigio e al violetto. Insomma il Lago ha lo stesso colore dei nostri pensieri, mutevoli e volanti mentre le vele lo attraversano silenziose. Tra gli scorci dei monti è possibile cogliere i giochi di luce che vanno ad accarezzare i boschi mentre abbracciano queste rive, boschi nei quali si può passeggiare pigramente osservando le foglie e le erbe selvatiche.

Quando gli occhi saranno sazi di tanta meraviglia, potrete affrontare alcuni dei percorsi più suggestivi di questi luoghi: fino alla Grotta dei Frati passando per le Gole del Fiastrone oppure scalando i sentieri più irti fino alle Lame Rosse.

La Grotta dei Frati rappresenta uno dei luoghi più misteriosi e selvaggi dei Monti Sibillini: qui Il fiume Fiastrone si è fatto strada a forza, erodendo un centimetro di roccia dopo l’altro e scavando un canyon spettacolare e unico. La vegetazione è fittissima sui versanti ricchi del Monte Fiegni e del Monte Corvo e qui percorriamo, un passo dopo l’altro, il sentiero per raggiungere la famosa Grotta, un luogo selvaggio e solitario, adatto alla vita contemplativa e di rinuncia che i monaci Clareni sceglievano di seguire. Il visitatore moderno può provare a immaginare che esperienza fosse, cogliendo il silenzio e la solitudine di questi luoghi, un’emozione che supera qualsiasi parola possa essere usata per descriverla. Il manufatto risale al 1238 e le pareti che lo proteggono sono rosse e grigie strapiombanti, che a tratti si toccano creando archi naturali. Questi luoghi furono dimora dell’umana meditazione fino a circa al 1600.

A partire dal Lago di Fiastra c’è un altro luogo che sembra essere stato posto qui da una mente piena di fantasia, affascinata da certi paesaggi completamente differenti da quelli che siamo abituati a vivere nelle Marche. È difficile infatti immaginare che proprio dietro l’azzurro del lago e il verde del bosco si celi il rosso di un canyon naturale e antichissimo. E questo luogo si chiama proprio “Lame Rosse” ma è soprannominato la “Cappadocia d’Italia”, con pinnacoli quasi scarlatti che si scagliano verso il cielo in un paesaggio marziano. La salita in ghiaione è faticosa ma non impossibile e prepara lo spirito allo stupore di quello che state per incontrare: e lì ci si percepisce davvero piccoli, insignificanti quasi, ma allo stesso tempo grati per avere la sorte di posare gli occhi su queste meraviglie. E una volta scesi, se avete ancora fame di avventura c’è un percorso ulteriore che vi attende, quello del Centro Avventura che addirittura attraversa il Lago con una teleferica di 130 metri.

Poche sono le acque lacustri degne di nota, nelle Marche, ma quelle poche sono uniche, impossibile trovarne di simili: su tutte il Lago di Pilato, che si trova sul Monte Vettore. Il suo singolare nome si rifà proprio a Ponzio Pilato: secondo la leggenda il governatore chiese, come ultima volontà, di lasciare il suo corpo sopra un carro trainato dai buoi senza guida e laddove le bestie si fossero fermate, quella sarebbe stata la sua dimora eterna. I buoi percorsero tutto il centro Italia e una volta arrivati in cima ai Monti Sibillini, si buttarono a capofitto proprio in quel lago. Ma le leggende locali hanno sempre trovato terreno fertile in questi luoghi: c’è chi dice vi sia l’entrata per il mondo degli Inferi, chi è ancora convinto che sia popolato di streghe e negromanti. La “Gran Pietra” ritrovata qui, coperta di scritte simili a cicatrici e conservata al Museo della Sibilla di Montemonaco è uno di quegli oggetti che ci lasciano ancora pensierosi dinnanzi all’uso che i nostri avi ne hanno fatto. Il Lago può essere raggiunto da Forca di Presta (3 h solo andata), da Foce di Montemonaco (3h 30 min solo andata) oppure da Colle di Montegallo (4h 30 min solo andata).

E una volta arrivati, guai a toccarne le acque: non c’è nessuna stregoneria che veglia su di esse, ma al loro interno nuota il prezioso Chirocefalo del Marchesoni, endemico del Lago di Pilato, minuscolo e straordinario testimone di quanto la natura possa essere fantasiosa… se l’essere umano resta semplicemente a contemplarla.

 

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